Cassazione: Lo scarso rendimento giustifica il licenziamento

La Cassazione ha affermato che, ricorrendo determinati presupposti, il licenziamento per scarso rendimento costituisce un’ipotesi legittima di recesso datoriale per notevole inadempimento degli obblighi di diligenza connaturati al rapporto di lavoro.
Nella sentenza n. 14310 del 9 luglio scorso viene precisato che, in presenza di specifici parametri che consentano di verificare il livello della “performance” sul piano della prestazione richiesta al lavoratore e sul piano collettivo in relazione alle capacità produttive realizzate dagli altri lavoratori comparabili, lo scarso rendimento prolungato in un considerevole lasso di tempo può essere posto a base del licenziamento disciplinare.
La Cassazione riconosce che nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato la prestazione lavorativa richiesta al dipendente costituisce un’obbligazione di mezzi e non di risultato, in quanto il lavoratore si vincola non al raggiungimento di una prestazione finale ma alla messa a disposizione delle proprie energie lavorative secondo le tempistiche e con le modalità richieste dal datore di lavoro. In tale contesto, prosegue la Suprema Corte, lo scarso rendimento può integrare gli estremi di un grave inadempimento disciplinare e, come tale, giustificare l’irrogazione del licenziamento, nella misura in cui la protratta prestazione insufficiente del lavoratore sia indice di grave negligenza professionale.
Ricorda la Corte di cassazione che, a tale scopo, utile parametro di riferimento è costituito dalla sussistenza di uno scostamento significativo tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione aziendali e quelli ben più limitati effettivamente raggiunti dal lavoratore in un determinato arco temporale di riferimento.
Il lavoratore era stato licenziato da un’ impresa di telefonia mobile in quanto si era verificato che il dipendente, in un periodo compreso tra ottobre 2008 e marzo 2009, aveva raggiunto livelli di produttività nettamente inferiori sia in rapporto alla capacità produttiva di altri dipendenti con il suo stesso profilo professionale, sia in relazione alle prestazioni individuali da lui stesso raggiunte in un corrispondente periodo precedente alla rilevazione temporale effettuata.
Sulla scorta di questi presupposti, la Corte d’Appello di Torino aveva riconosciuto la legittimità del licenziamento, ritenendo che i parametri di valutazione utilizzati dalla società per accertare lo scarso rendimento avevano dimostrato l’effettiva grave negligenza del dipendente nel disimpegno dell’attività lavorativa.
La Cassazione condivide queste conclusioni e ribadisce che, sia pure in un contesto caratterizzato dal fatto che la prestazione lavorativa dipendente integra un’obbligazione di mezzi e non di risultato, lo scarso rendimento può costituire un’ipotesi di recesso datoriale per notevole inadempimento degli obblighi contrattuali.