Consulta interviene su trattamento economico dei soci delle cooperative di produzione e lavoro

La Corte Costituzionale (Sentenza 26 marzo 2015, n. 51) è intervenuta a sancire la legittimità delle norme che sanciscono l'obbligo delle cooperative di produzione e lavoro di assicurare ai propri lavoratori/soci un trattamento retributivo conforme a quello previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative (art. 7, comma 4, del D.L. n. 248/2007, conv. da L. n. 31/2008 e 3. co. 1, della L. 3 aprile 2001, n. 142). La Corte ha sancito che le norme in esame non impongono di applicare il trattamento economico contrattuale anche alle cooperative non iscritte alle associazioni stipulanti ma si pone un "parametro esterno di commisurazione, da parte del giudice, nel definire la proporzionalità e la
sufficienza del trattamento economico da corrispondere al socio lavoratore, ai sensi dell’art. 36 Cost.", norma costituzionale applicabile anche ai soci delle cooperative in virtù della duplice natura (societaria ma anche lavoristica) del loro rapporto. Per questa ragione le predette norme non confliggono con l'art. 39 Cost. e ne è quindi stata rigettata la questione di legittimità costituzionale. A seguito di tale pronuncia della Consulta (che, peraltro, in quanto di rigetto non vincola la giurisprudenza, sebbene costituisca un importante punto di riferimento esegetico), si deve quindi ritenere che, per i soli soci delle cooperative di produzione e lavoro, il principio di proporzionalità e sufficienza del trattamento retributivo, sanciti dall'art. 36 Cost., vanno verificati con esclusivo riferimento ai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi; mentre, per tutti gli altri lavoratori, teoricamente, la giurisprudenza potrebbe prendere come "parametro esterno" di riferimento anche altri contratti privi di tali requisiti di rappresentatività. Poichè però la giurisprudenza solo di rado ha utilizzato tali contratti cd. pirata, possiamo concludere che la sentenza n. 51/2015 della Consulta non pare aver introdotto rilevanti novità nel nostro ordinamento giuslavoristivo. Ha solo ribadito un principio di diritto non secondario e cioè che la legge non può imporre il rispetto dei contratti collettivi, principio dal quale deriva che l'utilizzazione del CCNL come mero parametro esterno non può comportare nè l'applcazione della parte normativa (tantomeno di quella obbligatoria) nè integralmente di quella economica, dovendosi far riferimento al cd. minimo costituzionale, dal quale restano esclusi, come è noto, i cd. istituti tipicamente contrattuali (mensilità supplementari ulteriori rispetto alla tredicesima, indennità varie ecc.).
Alleghiamo anche una circolare del Ministero del Lavoro che da questa sentenza ha tratto ulteriori impulso alla campagna ispettiva in corso finalizzata ad ottenere l'applicazione generalizzata dei contratti collettivi anche nelle cooperative.