danno non patrimoniale derivante dal demansionamento

Corte di Cassazione 16-10-2013, n. 23530 La richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale derivante dal demansionamento di un lavoratore deve indicare in maniera specifica la natura e le caratteristiche del pregiudizio subito, da dimostrare anche attraverso presunzioni desumibili dai connotati della violazione e dagli effetti da essa prodotti in ordine delle aspettative di carriera e sul piano della vita di relazione del dipendente.

La richiesta del lavoratore di risarcimento dei danni di natura non patrimoniale derivanti da un demansionamento deve essere argomentata con la specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, della natura e delle caratteristiche del pregiudizio medesimo, da provare con tutti i mezzi consentiti dall'Ordinamento, ivi comprese le presunzioni desumibili dalla complessiva considerazione di precisi elementi fattuali, quali le caratteristiche, la durata, la gravità, la conoscibilità all'interno ed all'esterno del luogo di lavoro dell'operata dequalificazione, la frustrazione di ragionevoli aspettative di progressione professionale, gli effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto (la Corte ha riaffermato tale regola, accogliendo le domande di un dipendente di elevato livello professionale, che era stato tenuto inattivo per quasi quattro anni).