GUARDIE GIURATE - DUPLICE RAPPORTO DI LAVORO PUBBLICO - PRIVATO

La Sezione Lavoro della Suprema Corte, con sentenza del 30 luglio 2013, n. 18628, ha statuito che la disciplina del rapporto di lavoro delle guardie dipendenti dagli istituti di vigilanza privati è sottoposta ad un duplice regime, di carattere privato per quanto riguarda la disciplina del rapporto di impiego e di carattere pubblicistico per quanto riguarda le prerogative di ordine pubblico alle stesse conferite. Ne consegue che i poteri disciplinari attribuiti al questore dall’art. 4 del Rdl 2144/1936, nonostante la loro ampiezza, non escludono quelli propri del datore di lavoro, il quale, nel più ristretto ambito della regolazione privatistica del rapporto di lavoro, è legittimato ad irrogare le sanzioni disciplinari (compreso il licenziamento) conseguenti alle violazioni delle modalità di espletamento della prestazione fissate dai regolamenti interni, dai contratti collettivi e da quelli individuali.
Il rapporto di lavoro che si instaura tra un istituto di vigilanza, gestito da un soggetto privato, e le dipendenti guardie giurate - pur presentando profili di natura pubblicistica in quanto le mansioni di queste ultime implicano un tipico Esercizio privato di pubbliche funzioni, e perciò il loro Esercizio è condizionato alla licenza prefettizia e all’autorizzazione del porto d’armi da parte del questore - resta comunque regolato dalla disciplina legislativa privatistica e dalla normativa contrattuale collettiva. Consegue che, mentre ove si verifichi l’ipotesi di revoca o decadenza della abilitazione professionale ne deriva il legittimo licenziamento del predetto lavoratore, quando, invece, sia intervenuta la sospensione cautelare della licenza suddetta per lo stato di malattia della guardia giurata, trova applicazione l’art. 2110 cc di tal ché il datore di lavoro non può recedere dal rapporto, ma è tenuto a conservare al lavoratore il posto di lavoro per tutta la durata del comporto previsto dalla contrattazione collettiva, salva la facoltà di promuovere all’inizio e nel corso della malattia, i controlli sanitari a norma dell’art. 5 della legge 300/1970 ed eventualmente alla fine della stessa malattia, ove abbia dubbi sulla riacquistata idoneità fisico-psichica al lavoro, di disporre gli opportuni accertamenti: Cassazione 5/1986.