Inidoneità sopravvenuta del lavoratore


La Cassazione sancisce con molta chiarezza i limiti del potere di licenziamento del lavoratore divenuto inidoneo al lavoro in corso di rapporto e il bilanciamento degli interessi coinvolti voluto dall'ordinamento (importante la riconosciuta possibilità di assegnazione anche a mansioni inferiori che peraltro una parte della giurisprudenza già sanciva): "la sopravvenuta infermità permanente del lavoratore integra un giustificato motivo oggettivo di recesso del datore di lavoro solo allorché debba escludersi anche la possibilità di adibire lo stesso ad una diversa attività lavorativa riconducibile - alla stregua di un'interpretazione del contratto secondo buona fede - alle mansioni già assegnate, o ad altre equivalenti e, subordinatamente, a mansioni inferiori, purché tale diversa attività sia utilizzabile nell'impresa, secondo l'assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall'imprenditore. …. nel bilanciamento di interessi costituzionalmente protetti (artt. 4, 32, 36 Cost.), non può pretendersi che il datore di lavoro, per ricollocare il dipendente non più fisicamente idoneo, proceda a modifiche delle scelte organizzative escludendo, da talune posizioni lavorative, le attività incompatibili con le condizioni di salute del lavoratore"