La legittimità dei contratti a termine sostitutivi

Il Tribunale di Trani aveva rimesso alla Corte Costituzionale la questione con questa motivazione:
"Il giudice a quo muove dalla premessa che, in ragione della pluralità delle sentenze rese in
argomento dalla Suprema Corte, debba ormai considerarsi «diritto vivente» il principio secondo cui, nei contratti a tempo determinato, con specifico riferimento alle cosiddette esigenze sostitutive, l’onere di specificità preteso dal comma 2 dell’art. 1 del d.lgs. n. 368 del 2001 possa essere assolto dal datore di lavoro in maniera diversa, a seconda della complessità o meno della struttura aziendale e che, quindi, l’indicazione del nominativo del lavoratore sostituito e della ragione della sua assenza sia necessaria solo in una situazione aziendale elementare. Tale distinguo – in quanto costituente «diritto vivente» – è ritenuto vincolante dal giudice a quo, che si reputa «tenuto a farne applicazione".
Ebbene la Corte Costituzionale, ha condividiviso tale valutazione del Tribunale di Trani ma ha ritenuto tale "diritto vivente" conforme al dettato costituzionale.
La questione è quindi defintivamente chiusa.