Licenziamenti collettivi

le Sezioni unite della Corte hanno enunciato il principio secondo il quale, nella materia dei licenziamenti regolati dalla L. n. 223 del 1991, finalizzata alla tutela, oltre che degli interessi pubblici e collettivi, soprattutto degli interessi dei singoli lavoratori coinvolti nella procedura, la sanzione dell'inefficacia del licenziamento, ai sensi dell'art. 5, comma 3, ricorre anche in caso di violazione della norma di cui all'art. 4, comma 9 che impone al datore di lavoro di dare comunicazione, ai competenti uffici del lavoro e alle organizzazioni sindacali, delle specifiche modalità di applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare. Invero nessuna comunicazione dei motivi del recesso viene prescritta con riguardo al singolo lavoratore, essendo sufficiente che il recesso venga operato tramite atto scritto, di talché solo attraverso le comunicazioni di cui all'art. 4, comma 9 cit. è reso possibile, all'interessato, conoscere in via indiretta le ragioni della sua collocazione in mobilità.
12. Risulta, evidente, pertanto, come la comunicazione di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, assolva la funzione di rendere visibile e, quindi, controllabile dalle organizzazioni sindacali (e tramite queste, dai singoli lavoratori), la correttezza del datore di lavoro in relazione alle modalità di applicazione dei criteri di scelta.
13. La possibilità del controllo si pone, pertanto, quale indispensabile presupposto per l'esercizio del potere, spettante al singolo lavoratore, di impugnare il licenziamento.
14. Entro queste linee di sistema va interpretata la prescrizione legislativa di contestualità tra atto di recesso e comunicazioni ai competenti uffici del lavoro e alle organizzazioni sindacali; si può ammettere, senza difficoltà, che le predette comunicazioni possano precedere l'intimazione dei licenziamenti, assolvendo così, pienamente e ancor più, la funzione di garanzia e controllo; cosicché è da ritenere che la legge, proprio al fine di attenuare la rigidità degli oneri posti a carico del datore di lavoro, consente, al datore, di inviare le comunicazioni contestualmente ai recessi.
15. Ma non è possibile ritenere che, salvo l'intervento di cause di forza maggiore, il datore di lavoro, senza subire alcun effetto pregiudizievole, possa procedere ad intimare i licenziamenti ritardando il momento di invio delle prescritte comunicazioni.