LICENZIAMENTO – ACQUIESCENZA SE IL LAVORATORE USUFRUISCE DI UN FONDO PENSIONE

Con la sentenza n. 25312 del 2 ottobre – 11 novembre 2013, la Sezione Lavoro della Suprema Corte, confermando l’indirizzo maggioritario in materia (cfr. ex plurimis, cfr, Cass., nn. 20358/2010; 2514/2012), ha statuito che il godimento da parte del lavoratore di assegni erogati dal Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e qualificazione professionale del personale dipendente dalle imprese di credito, costituisce acquiescenza al licenziamento. L’erogazione dei predetti assegni, infatti, è condizionata alla previa rinuncia, da parte del lavoratore, sia al preavviso che alla relativa indennità; per la Corte tale rinuncia deve intendersi quale accettazione dell’anticipata risoluzione del rapporto con la conseguente acquiescenza al licenziamento e decadenza dalla successiva impugnabilità del medesimo.
Con la successiva sentenza del 3 ottobre – 17 dicembre 2013, n. 28117, tuttavia, la Cassazione ha precisato che per sostenere un'acquiescenza del lavoratore al licenziamento occorre una «valutazione dei comportamenti e delle circostanze di fatto, idonei ad integrare una chiara manifestazione consensuale tacita di volontà in ordine alla risoluzione del rapporto, non essendo all’uopo sufficiente il semplice trascorrere del tempo neppure la mera mancanza, seppure prolungata, di operatività del rapporto (contra sulla rilevanza al mero dato oggettivo della "cessazione della funzionalità di fatto del rapporto", valutato "in modo socialmente tipico" cfr. Cass. 23 luglio 2004, n. 13891 e Cass. 6 luglio 2007, n. 15264)»