Licenziamento per G.M.S: primo intervento della Cassazione sulla Legge Fornero

Interessante sentenza della Cassazione in tema di licenziamento per giustificato motivo soggettivo, riguardante la nozione di “fatto” contenuta nel 4° comma dell’art.18 St. Lav., rilevante ai fini dell’applicabilità o meno della tutela obbligatoria in luogo di quella reale (quest’ultima riservata alle ipotesi di "insussistenza del fatto contestato ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa").
Con questa sentenza, la Corte accoglie quell’orientamento (prevalente nella giurisprudenza di merito) in base al quale il “fatto” cui fa riferimento l’art.18 è senza dubbio il fatto materiale e non la fattispecie giuridica. Sulla base di tale interpretazione, nelle ipotesi in cui il giudice, pur ritenendo sussistente il fatto materiale posto a base del licenziamento, non lo ritenga, tuttavia, sufficientemente grave da giustificare la sanzione espulsiva, applicherà al lavoratore la tutela meramente obbligatoria del V comma e non quella "reale" del IV comma.
La tesi opposta, invece, mirava sostanzialmente a vanificare le novità contenute nella legge Fornero, in quanto assoggettava alla reintegrazione anche il licenziamento comminato per fatto accertato ma ritenuto non sufficientemente grave, facendo ripiombare l'istituto nell’incertezza (si pensi, ad es., al lavoratore licenziato per furto o per insubordinazione, non ritenuti dal giudice non abbastanza grave: secondo la Cassazione,in tal caso, si applica la tutela obbligatoria del 5° comma).
Di seguito l’estratto testuale della motivazione : “Il nuovo art. 18 ha tenuto distinta, invero, dal fatto materiale la sua qualificazione come giusta causa o giustificato motivo, sicché occorre operare una distinzione tra l'esistenza del fatto materiale e la sua qualificazione. La reintegrazione trova ingresso in relazione alla verifica della sussistenza/insussistenza del fatto materiale posto a fondamento del licenziamento, così che tale verifica si risolve e si esaurisce nell'accertamento, positivo o negativo, dello stesso fatto, che dovrà essere condotto senza margini per valutazioni discrezionali, con riguardo alla individuazione della sussistenza o meno del fatto della cui esistenza si tratta, da intendersi quale fatto materiale, con la conseguenza che esula dalla fattispecie che è alla base della reintegrazione ogni valutazione attinente al profilo della proporzionalità della sanzione rispetto alla gravità del comportamento addebitato.”

L’intera sentenza è scaricabile qui.