Licenziamento per superamento comporto: attenzione alla motivazione

La Cassazione (sez. Lavoro, sentenza 24 ottobre – 10 dicembre 2012, n. 22392) chiarisce alcuni orientamenti giurisprudenziali importanti in materia di licenziamento per superamento del periodo di comporto.
Secondo la Corte, innanzitutto, "È principio pacifico quello che [nel] licenziamento per superamento del periodo di comporto ….... il datore di lavoro non ha l'onere di indicare le singole giornate di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive come la determinazione del numero totale delle assenze verificatesi in un determinato periodo, fermo restando l'onere, nell'eventuale sede giudiziaria, di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato (cfr., tra le altre, Cass. 25.11.2010 n. 23920, Cass. n. 11092 del 2005). Ma è altrettanto pacifico che, con riferimento al licenziamento che trovi giustificazione nelle assenze per malattia del lavoratore, si applicano le regole dettate dall'art. 2 della legge n. 604/1966 (modificato dall'art. 2 della legge n. 108 del 1990) sulla forma dell'atto e la comunicazione dei motivi del recesso, poiché nessuna norma speciale è al riguardo dettata dall'art. 2110 cod. civ.. Conseguentemente, qualora l'atto di intimazione del licenziamento non precisi le assenze in base alle quali sia ritenuto superato il periodo di conservazione del posto di lavoro, il lavoratore - il quale, particolarmente nel caso di comporto per sommatoria, ha l'esigenza di poter opporre propri specifici rilievi - ha la facoltà di chiedere al datore di lavoro di specificare tale aspetto fattuale delle ragioni del licenziamento, e, nel caso di non ottemperanza con le modalità di legge a tale richiesta, di dette assenze non può tenersi conto ai fini della verifica del superamento del periodo di comporto; ove, invece, il lavoratore abbia direttamente impugnato il licenziamento, il datore di lavoro può precisare in giudizio i motivi di esso ed i fatti che hanno determinato il superamento del periodo di comporto, non essendo ravvisarle in ciò una integrazione o modificazione della motivazione del recesso (cfr., in tale senso Cass. 13.7.2010 n. 16421, coni Cass. 3.8.2004 n. 14873)".

La Corte, quindi, nel caso di specie (che ovviamente è antecedente alla riforma ex L. 92/2012) stabilisce che:
a) il licenziamento non deve contenere l'indicazione analitica delle giornate di assenza (grazie: in applicazione del vecchio testo dell'art. 2, L. 604/66 poteva anche parlare semplicemente di licenziamento per superamento del periodo di comporto, punto e basta);
b) il lavoratore può chiedere nei 15 gg. successivi la specificazione dei motivi;
c) nei sette giorni ulteriormente successivi (termine tassativo: proprio in questa senza la Corte ha prefigurato l'illegittimità del licenziamento per tardività della comunicazione dei motivi) l'azienda deve specificarli, fino al punto di indicare tutte le giornate di assenza.

Tutto questo significa semplicemente che, alla luce della Riforma Fornero (che, come è noto, ha imposto la contestualità della motivazione), ora il licenziamento per superamento del periodo di comporto deve contenere eccome l'indicazione sia complessiva che analitica di tutte le giornate di assenza contestate. In mancanza, ricordiamolo, il licenziamento si ritiene illegittimo e si applica la tutela reale di cui al IV comma del nuovo art. 18!