Licenziamento per superamento del periodo di comporto

Il datore di lavoro non ha l’onere di indicare le singole giornate di assenza, potendo ritenersi sufficienti indicazioni più complessive, come la determinazione del numero totale delle assenze verificatesi in un determinato periodo. È quanto ha statuito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 11549 del 10 luglio 2012, con la quale, aderendo ad un recente indirizzo giurisprudenziale (cfr. ex multis Cass. 22 marzo 2005 n. 6143), ha sostenuto che non può ragionevolmente richiedersi al datore di lavoro una dettagliata elencazione delle giornate di assenza in quanto, stante il principio dell’immodificabilità delle ragioni del recesso, mere inesattezze nelle indicazioni delle assenze esporrebbero lo stesso all'illegittimità del licenziamento. La sentenza in esame ha altresì sostenuto che, in base al disposto dell’art. 2 L. 604/66, qualora l’atto di intimazione del licenziamento non precisi le assenze per le quali è superato il periodo di comporto, il lavoratore può legittimamente chiedere al datore di lavoro la specifica di tale aspetto fattuale, ma a tal fine non è sufficiente la generica richiesta dei motivi ex art. 2 L. 604/66. La sentenza integrale