Procedimento disciplinare - termini contrattazione collettiva non perentori

In tema di sanzioni disciplinari, la Cassazione ha recentemente affermato che, qualora il contratto collettivo preveda termini volti a scandire le fasi del procedimento disciplinare e un termine per la conclusione di tale procedimento, solo quest’ultimo è perentorio, mentre i termini interni sono ordinatori e la violazione di essi comporta la nullità della sanzione solo nel caso in cui l’incolpato denunci l’impossibilità o l’eccessiva difficoltà della difesa.
Il termine entro il quale deve essere effettuata la contestazione disciplinare dal parte del datore di lavoro viene, quindi, ritenuto dalla Cassazione ordinatorio ed il ricorso, non avendo il ricorrente prospettato violazione del diritto di difesa o del termine finale del procedimento disciplinare, viene rigettato.
La stessa pronuncia richiama i seguenti precedenti: Cass., n. 7601 del 2005, relativa all'art. 27, comma 2, del CCNL, enti pubblici economici, che richiama Cons. Stato, sez. IV, 26 settembre 2001, n. 5049; Cass., n. 6091 del 2010, in riferimento all' art. 24, comma 3, della procedura disciplinare prevista nel CCNL per i dipendenti delle regioni e delle autonomie locali; Cass., n. 5637 del 2009 e n. 20654 del 2007, in relazione all'art. 24 del CCNL, comparto ministeri, del 16 maggio 1995.
Si tratta sempre di pronunce riguardanti lavoratori della pubblica amministrazione. In ragione dell'avvenuta contrattualizzazione (cd. privatizzazione) del rapporto di pubblico impiego, si deve tuttavia ragionevolmente ritenere che il ragionamento svolto dalla Corte sia applicabile anche a qualsiasi rapporto di lavoro subordinato. La motivazione della Corte, del resto, non opera alcuna distinzione fra lavoro svolto nella pubblica amministrazione e lavoro svolto alle dipendenze di datori di lavoro privati. Resta il dubbio: e se la contrattazione collettiva non fissa un termine finale del procediento disciplinare?