Regole precise per il licenziamento collettivo

La platea dei lavoratori interessati dalla riduzione del personale può essere limitata agli addetti di un determinato settore, sulla base di oggettive esigenze aziendali, solo laddove il datore di lavoro provi il fatto da cui scaturisce la necessità della scelta. Ma non può transigere dai principi di buona fede, correttezza o dall'inquadramento professionale.

Lo ha spiegato la sezione Lavoro della Corte di Cassazione nella sentenza n. 18617 depositata il 5 agosto 2013.
Il caso. Una s.r.l. veniva convenuta in giudizio per ottenere la declaratorio di illegittimità del licenziamento collettivo, eccependo la violazione dell’art. 5 Legge n. 223/1991 per la mancata comparazione della posizione dei lavoratori rispetto all’intero complesso aziendale. Dall’istruttoria del Tribunale emergeva che i ricorrenti erano stati impiegati per un lasso di tempo in un complesso aeroportuale attiguo a quello della società citata (quindi, si evince, non dotata di un complesso aziendale autonomo), perciò l’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità avrebbe dovuto comprendere anche i dipendenti della s.r.l..
La Corte d’Appello si allineava alla decisione, allora la valutazione passava alla Corte di Cassazione.
Il complesso aziendale è un unicum. Gli Ermellini osservano che rimane onere del datore di lavoro provare il fatto da cui scaturisce l’oggettiva limitazione della platea da collocare in mobilità: non può essere ritenuta legittima la scelta di lavoratori solo perché impiegati nel reparto, soppresso o ridotto, trascurando il possesso di professionalità equivalente a quella di addetti ad altre realtà organizzative (Cass. n. 25353/2009).
La presenza di circostanze obiettive, quali un unico responsabile dei turni o una comune cassa in cui confluivano i proventi delle due biglietterie, depone infatti per escludere che il complesso aeroportuale fosse autonomo.
In contrasto ai principi di buona fede e correttezza. La scelta della s.r.l. del novero di lavoratori da licenziare tra coloro che erano adibiti a reparti da sopprimere per ragioni tecniche, è da ritenersi poi contraria alla buona fede e alla correttezza (artt. 1175 e 1375 c.c.): i diretti interessati erano infatti disposti a prestare servizio in settori diversi da quelli di abituale adibizione e lontani dalla residenza, quindi non vi è stata un’equilibrata conciliazione dei conflittuali interessi delle parti (Cass. n. 13783/2006).
(fonte: Diritto e Giustizia - Giuffrè)