Sanzioni disciplinari: tipizzazione del contratto collettivo non esclude valutazione del giudice

La Corte di Cassazione (sent. 18 Dicembre 2014 n. 26741)ha recentemente affermato che la previsione da parte della contrattazione collettiva della recidiva, in relazione a precedenti mancanze, come ipotesi di licenziamento non esclude il potere-dovere del giudice di valutare la gravità dell’addebito ai fini della proporzionalità della sanzione espulsiva, ai sensi degli artt. 3 della legge 604/1966, 2119 cc e 7 della legge 300/1970.

Poichè la fattispecie de quo si è verificata in epoca anteriore all'entrata in vigore del cd Collegato Lavoro (L. 183/2010) la Corte non ha tenuto conto del disposto di cui all'art. 30, comma 3, secondo cui: “Nel valutare le motivazioni poste a base del licenziamento, il giudice tiene conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei contratti collettivi di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi ovvero nei contratti individuali di lavoro ove stipulati con l'assistenza e la consulenza delle commissioni di certificazione di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni.” In applicazione di tale disposizione, per il giudice è molto meno agevole discostarsi dalle disposizioni della contrattazione in tema di sanzioni disciplinari.